SINODO

LE PROPOSITIONES DEL SINODO DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Natura, contesto ed agenti della Nuova evangelizzazione
Il Sinodo dei Vescovi su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (7-28 ottobre 2012) si è concluso con la consegna a papa Benedetto XVI di una lista di 58 Propositiones,
votate in precedenza dai padri sinodali.
Nel testo, i padri trattano la natura della nuova evangelizzazione, il suo contesto, le risposte pastorali alle circostanze odierne e gli agenti di questa missione.
Delle 58 Proposizioni, redatte in latino, esiste solo una versione “ufficiosa” in lingua
inglese.
Il sito zenit.org ha proposto una traduzione non ufficiale, curata da Paul De Maeyer.
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Introduzione
Proposizione 1: DOCUMENTAZIONE PRESENTATA AL SANTO PADRE
Oltre all’intera documentazione su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede
cristiana relata a questo Sinodo, presentata alla considerazione del Santo Padre, vale a dire i
Lineamenta, l’Instrumentum laboris, la Relatio ante disceptationem, la Relatio post disceptationem,gli interventi, sia quelli fatti quelli nell’aula del sinodo che quelli in scriptis, il Messaggio al Popolo di Dio, le Relazioni dei Circoli minori e le loro discussioni, i padri sinodali hanno dato una certa importanza alle proposizioni seguenti.
I padri sinodali domandano umilmente al Santo Padre di considerare l’opportunità di pubblicare un documento sulla trasmissione della fede cristiana attraverso
una nuova evangelizzazione.
Proposizione 2: IL SINODO ESPRIME GRATITUDINE
I padri sinodali riconoscono con gratitudine l’eredità dell’insegnamento dei papi, spesso
arricchendo i frutti delle precedenti assemblee sinodali, ed è fondamentale per il lavoro
durante queste sessioni del sinodo sulla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Le riflessioni del sinodo si appoggiano su documenti come Evangelii nuntiandi di Paolo VI, Catechesi tradendae, Redemptoris missio e Novo millennio i neunte del beato Giovanni Paolo II e Deus caritas est, Sacramentum caritatis e Verbum Domini di papa Benedetto XVI. L’esempio più recente di questo orientamento è l’Anno della fede, proclamato dal nostro Santo Padre all’inizio di questo sinodo. Siamo molto riconoscenti per questo ministero profetico.
Proposizione 3: LE CHIESE CATTOLICHE ORIENTALI
Le Chiese cattoliche orientali sui iuris, illuminate dalla tradizione che è stata tramandata sin dagli
apostoli dai Padri, sono il patrimonio di tutta la Chiesa di Cristo (cfr. Orientalium Ecclesiarum, 2,
Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium, 39). Queste Chiese fanno parte del patrimonio
apostolico mediante il quale la Buona Novella è stata portata in terre lontane (cfr. Ecclesia in Medio Oriente, 88). Esse sono riconoscenti per la possibilità che è stata offerta a loro di compiere i doveri pastorali verso i fedeli migranti in Paesi con tradizioni latine. Sperano anche che la loro tradizione possa essere conosciuta meglio e rispettata tra i fedeli e il clero delle
Chiese particolari diffuse nel mondo.
1) La natura della nuova evangelizzazione
Proposizione 4: LA SANTA TRINITA’, FONTE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
La Chiesa e la sua missione evangelizzatrice hanno la loro origine e fonte nella Santissima Trinità
secondo il piano del Padre, l’opera del Figlio, che è culminata nella sua morte e gloriosa
Risurrezione, e la missione dello Spirito Santo. La Chiesa continua questa missione dell’amore di
Dio nel nostro mondo.
L’evangelizzazione deve essere compresa in un ampio e profondo contesto teologico -dottrinale
come un’attività di parola e di sacramento che, soprattutto attraverso l’Eucaristia, ci ammette alla partecipazione della vita della Trinità, e ciò suscita, con la grazia dello Spirito Santo, la forza di evangelizzare e rende testimonianza alla Parola di Dio con entusiasmo e coraggio.
La nuova evangelizzazione riconosce il primato della grazia di Dio e come nel battesimo si rinasce
alla vita in Cristo. Questa enfasi sulla filiazione divina dovrebbe portare i battezzati ad una vita di
fede che manifesta chiaramente la loro identità cristiana in tutti gli aspetti della loro attività
personale.
Proposizione 5: NUOVA EVANGELIZZAZIONE E INCULTURAZIONE
Gesù offre il dono dello Spirito Santo e ci rivela l’amore del Padre.
La nuova evangelizzazione è il tempo di risveglio, di incoraggiamento rinnovato e di testimonianzanuova che Gesù Cristo è il centro della nostra fede e della nostra vita quotidiana. Essa è il centro della nostra fede e della nostra vita quotidiana.
Invita ogni membro della Chiesa ad un rinnovamento della fede e ad uno sforzo effettivo per condividerla. Richiede anche di discernere nel mondo i segni dei tempi che incidono sul ministero della Chiesa e le diverse Chiese particolari nei loro propri terri
tori. Fra questi segni, bisogna certamente riconoscere una crescente presa di coscienza delle circostanze mutevoli della vita di oggi.
Inoltre essa chiama la Chiesa a tendere la mano a coloro che sono lontani da Dio e della comunità cristiana per invitarli a sentire nuovamente la parola di Dio affinché possano incontrare il Signore Gesù in maniera nuova e profonda.
La nuova evangelizzazione richiede un’attenzione particolare all’inculturazione della fede che
intende trasmettere il Vangelo nella sua capacità di valorizzare il positivo di tutte le culture,
contemporaneamente purificandole dagli elementi che in esse fossero contrari alla piena
realizzazione della persona secondo il piano di Dio rivelato in Cristo. L’inculturazione implica uno
sforzo per far “in carnare il Vangelo nelle culture dei popoli” (CCC, 854).
Proposizione 6: LA PROCLAMAZIONE DEL VANGELO
Dio, nostro Salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità (cfr. 1 Tm 2, 4). Siccome la Chiesa crede in questo piano divino della salvezza universale, essadev’essere missionaria (cfr. Evangelii nuntiandi, 14, CCC, 851). Essa sa anche che “quelli che
senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna (Lumen gentium, 16). Il Vangelo di Gesù Cristo è la proclamazione della sua vita e del mistero pasq
uale della sua passione, morte,risurrezione e glorificazione.
Il Concilio ci ricorda, tuttavia, che l’evangelizzazione è necessaria per la salvezza di tutti, poiché
“molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hann
o scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla isperazione
 Proposizione 23: SANTITA’ E NUOVI EVANGELIZZATORI
La chiamata universale alla santità è costitutiva della Nuova Evangelizzazione, che vede i santi
come modelli efficaci della varietà e forme in cui questa vocazione può essere realizzata. Ciò che è comune nelle diverse storie della santità, è la sequela di Cristo che si esprime in una vita
di fede attiva nella carità che è una proclamazione privilegiata del Vangelo.
Noi riconosciamo in Maria un modello di santità che si manifesta negli atti di amore, che vanno fino al dono supremo di se stesso. La santità è una parte importante di ogni impeg
no evangelizzatore per colui che evangelizza e per il bene di coloro che sono evangelizzati.
Proposizione 24: DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA
Per promuovere una nuova evangelizzazione nella società, maggiore attenzione deve essere data
alla dottrina sociale della Chiesa, comprendendo che si tratta di un annuncio e di una testimonianza della fede, un mezzo insostituibile di educazione alla fede (cfr. Caritas in veritate, 15). Questa adesione alla dottrina sociale della Chiesa deve permeare il contenuto di catechesi, educazione cristiana, formazione dei seminaristi e dei religiosi, la formazione permanente di vescovi e sacerdoti e in modo particolare la formazione dei laici.
Il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa è una risorsa preziosa nella realizza
zione di questoformazione permanente.
Proposizione 25: SCENARI URBANI DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
La Chiesa riconosce che le città umane e la cultura che esprimono, così come le trasformazioni che avvengono in esse, sono un luogo privilegiato della Nuova evangelizzazione. Autoincludendosi al servizio del piano salvifico di Dio, la Chiesa riconosce che la “Città santa, la nuova Gerusalemme” (cfr. Ap 21, 2-4) è in certo modo già presente nelle realtà umane. Mettendo in pratica un piano pastorale urbano, la Chiesa vuole identificare e capire queste esperienze, linguaggi e stili di vita che sono tipici delle società urbane. Essa intende rendere le sue celebrazioni liturgiche, le sue esperienze di vita comunitaria e il suo esercizio della carità rilevanti al contesto urbano, per incarnare il vangelo nella vita di tutti i cittadini. La Chiesa sa anche che in molte città l’assenza di Dio si incontra nei molti attacchi alla dignità umana. Tra questi: la violenza legata al traffico di droga, la corruzione in varie forme e molti altri crimini. Siamo convinti che la proclamazione del Vangelo possa essere la base per restaurare la dignità della vita umana in questi contesti urbani. È il Vangelo di Gesù, che è “venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” ( Gv 10, 10).
3) Risposte pastorali alle circostanze odierne
Proposizione 26 : PARROCCHIE ED ALTRE REALTA’ ECCLESIALI
I vescovi riuniti in Sinodo affermano che la parrocchia continua ad essere la prima presenza della
Chiesa nei quartieri, il luogo e lo strumento della vita cristiana, che è capace di offrire delle
opportunità per il dialogo tra gli uomini, per ascoltare ed annunciare la Parola di Dio, per una
catechesi organica, per una formazione alla carità, per preghiera ed adorazione e celebrazioni
eucaristiche gioiose. Inoltre, i padri sinodali vogliono incoraggiare le parrocchie a scoprire vie per
orientare se stesse ad una maggiore enfasi sull’evangelizzazione, che potrebbe includere missioni parrocchiali, dei programmi di rinnovamento delle parrocchi
e e dei ritiri parrocchiali. La presenza e l’azione evangelizzatrice di associazioni, movimenti e di altre realtà ecclesiastiche sono degli utili stimoli per la realizzazione di questa conversione pastorale. Le parrocchie, come le realtà ecclesiali
Una buona catechesi è essenziale per la nuova evangelizzazione. Il Sinodo richiama l’attenzione sul servizio indispensabile che rendono i catechisti alle comunità ecclesiali ed esprime la sua profonda gratitudine per la loro dedizione. Tutti i catechisti, che sono allo stesso tempo evangelizzatori, devono essere ben preparati.
Ogni sforzo deve essere fatto, in funzione delle possibilità della situazione locale, per offrire ai catechisti una solida formazione ecclesiale, cioè spirituale, biblica, dottrinale e pedagogica. La testimonianza personale della fede è di per sé una forma potente di catechesi.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica e il suo Compendio sono, anzitutto, una risorsa per
l’insegnamento della fede e per sostenere gli adulti nella Chiesa nella loro missione di
evangelizzazione e di catechesi.
Conforme alla lettera apostolica Ministeria quaedam di papa Paolo VI, le Conferenze episcopali
hanno la possibilità di chiedere alla Santa Sede l’istituzione del ministero di catechista.
Proposizione 30: TEOLOGIA
La teologia, in quanto scienza della fede, ha una sua importanza per la nuova evangelizzazione. I
sacerdoti, gli insegnanti e le catechisti devono essere formati in istituzioni di educazione superiore.
La Chiesa apprezza ed incoraggia la ricerca e l’insegnamento della teologia. La teologia scientifica ha il suo proprio luogo nell’università, dove deve fare un dialogo tra la fede e le altre discipline e il mondo secolare. I teologi sono chiamati a compiere questo servizio come parte della missione salvifica della Chiesa. È necessario che loro pensano e sentano con la C
hiesa (sentire cum Ecclesia).
Il Sinodo propone che la nuova evangelizzazione sia considerata una dimensione integrale della
missione di ogni facoltà teologica e che un dipartimento di Studi sulla nuova evangelizzazione
venga istituito nelle università cattoliche.
Proposizione 31: NUOVA EVANGELIZZAZIONE E OPZIONE PER I POVERI
Papa Benedetto XVI insegna che “Gesù si identifica con i bisognosi: affamati, assetati, forestieri,
nudi, malati, carcerati. «Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di q
uesti miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio” (Deus caritas est, 15).
Oggi ci sono nuovi poveri e nuove forme di povertà: gli affamati e i senzatetto, i tossicodipendenti,i migranti, gli emarginati, i rifugiati politici o «ecologici», i popoli indigeni. L’attuale crisi economica colpisce seriamente i poveri. Fra i più poveri nella società contemporanea sono le vittime della triste perdita di rispetto per la dignità inviolabile della vita umana innocente.
L’opzione preferenziale per i poveri ci spinge ad andare a cercare i poveri e a lavorare per loro
affinché possano sentirsi a casa nella Chiesa. Loro sono sia destinatari che attori della nuova
evangelizzazione.
Proposizione 32: I MALATI
La nuova evangelizzazione deve sempre essere consapevole del mistero pasquale della morte e
della resurrezione di Gesù Cristo. Questo mistero getta luce sulla sofferenza della gente che può trovare nella Croce di Cristo comprensione ed accettazione del mistero di sofferenza che dà
speranza nella vita a venire.
Nei malati, nei sofferenti o nelle persone con disabilità o con esigenze speciali, la sofferenza di
Cristo è presente e ha una forza missionaria. Per i cristiani, ci deve sempre essere posto per i
sofferenti e i malati. Hanno bisogno della nostra cura ma noi riceviamo ancora di più dalla loro
fede.
Attraverso i malati, Cristo illumina la sua Chiesa, in modo che chiunque entri in contatto con loro troverà riflessa la luce di Cristo. È per questo che i malati sono protagonisti assai importanti della nuova evangelizzazione.
Tutti coloro che sono in contatto con i malati devono essere consapevoli della loro missione. Non
possiamo dimenticare, quando costruiamo nuovi ospedali di fare in modo che non manchi mai un ambiente di conforto e di sostegno, e un luogo di preghiera.
Proposizione 33: IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Il sacramento della penitenza e della riconciliazione è un luogo privilegiato per ricevere la
misericordia di Dio e il perdono. È un luogo di guarigione sia personale che comunitaria. In questo sacramento, tutti i battezzati vivono un nuovo incontro personale con Gesù Cristo e con la Chiesa,che favoriscono una riconciliazione totale attraverso il perdono dei peccati. Qui, il penitente incontra Gesù, e allo stesso tempo, lui o lei sperimenta un apprezzamento più profondo di se stesso o di se stessa. I padri sinodali chiedono che questo sacramento
venga messo nuovamente al centro dell’attività pastorale della Chiesa.
In ogni diocesi, ci deve essere almeno un luogo dedicato in modo speciale e permanente alla
celebrazione di questo sacramento, dove sacerdoti siano sempre presenti, per permettere ai f
edeli di fare l’esperienza della misericordia di Dio. Il sacramento deve essere specialmente disponibile,anche su base quotidiana, nei luoghi di pellegrinaggio e chiese specialmente dedicate a questo. La fedeltà alle regole specifiche che regolano l’amministrazione di questo sacramento è necessaria.
Ogni sacerdote deve considerare il sacramento della penitenza come una parte essenziale del suo ministero e della nuova evangelizzazione, e in ogni comunità parrocchiale un tempo appropriato deve essere riserva to ad ascoltare le confessioni.
Proposizione 34 : DOMENICHE E GIORNI FESTIVI
L’Eucaristia deve essere la sorgente e il culmine della nuova evangelizzazione. I padri sinodali
esortano tutti i fedeli a rinnovare la loro comprensione e il loro amore per la celebrazione
eucaristica, dove le loro vite sono trasformate ed unite a Cristo che offre la sua propria vita alla
gloria di Dio Padre, per la salvezza di tutto il mondo.
Anche se c’è un contrasto tra la domenica cristiana e la domenica secolare, la domenic
a deve essere recuperata per la nuova evangelizzazione, secondo l’insegnamento del Beato Giovanni Paolo II nella Dies Domini. La domenica, con il suo carattere sacro e speciale legato alla messa domenicale, deve essere il centro della vita cattolica. La pa
rtecipazione piena, consapevole ed attiva alla liturgia
da parte della comunità intera ne è lo scopo. L’anno liturgico con le sue feste deve essere
accompagnato da un vero programma di evangelizzazione, soprattutto a Natale e a Pasqua.
Proposizione 35: LITURGIA
La degna celebrazione della santa liturgia, il dono più prezioso di Dio per noi, è la fonte della più
alta espressione della nostra vita in Cristo (cfr. Sacrosanctum Concilium, 10). È, perciò, la prima e
più potente espressione della nuova evangelizzazione. Attraverso la sacra liturgia Dio desidera
manifestare la bellezza incomparabile del suo amore incommensurabile ed incessante per noi, e noi,da parte nostra, desideriamo offrire ciò che è più bello nella nostra adorazione di Dio in risposta al suo dono. Nello scambio meraviglioso della sacra liturgia, in cui il cielo scende sulla terra, la salvezza è a portata di mano, suscitando il pentimento e la conversione del cuore (cfr. Mt 4,17; Mc1,15). L’evangelizzazione nella Chiesa richiede una liturgia che elevi il cuore degli uomini e delle donne verso Dio. La liturgia non è solo un’azione umana ma un incontro con Dio che conduce alla contemplazione e all’amicizia profonda con Dio. In questo senso, la liturgia della Chiesa è la migliore scuola della fede.
Proposizione 36: DIMENSIONE SPIRITUALE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
L’agente principale dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo, che apre i cuori e li converte a Dio.
L’esperienza di incontrare il Signore Gesù, resa possibile dallo Spirito che ci introduce nella vita
trinitaria, accolta in uno spirito di adorazione, di supplica e di lode, deve essere fondamentale in
tutti gli aspetti della nuova evangelizzazione. È la dimensione “contemplativa” della nuova
evangelizzazione, che viene nutrita continuamente attraverso al preghiera, cominciando con la liturgia, in particolare l’Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa.
Di conseguenza, proponiamo che la preghiera venga incoraggiata ed insegnata sin dall’infanzia. I
bambini e i giovani devono essere educati nella famiglia e nelle scuole a riconoscere la presenza di Dio nella loro vita, a lodarLo, a rendere grazie per i doni ricevuti da Lui e a chiedere allo Spirito
Santo di guidarli.
Proposizione 37: IL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE NEL CONTESTO DELLA
NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Tutti i fedeli cristiani ricevono la missione di evangelizzare, nel nome dei sacramenti del battesimo e della confermazione che hanno ricevuto. In questi, i fedeli vengono sigillati dall’unzione dello Spirito Santo e sono chiamati a partecipare al mistero delle Pentecoste. Mediante la confermazione, i battezzati ricevono la pienezza dello Spirito Santo, i suoi carismi, e la forza di testimoniare il Vangelo apertamente e con coraggio.
È importante che una catechesi mistagogica accompagni la grazia dell’adozione filiale ricevuta al battesimo, sottolineando l’importanza del dono dello Spirito Santo, il quale permette di partecipare pienamente alla testimonianza eucaristica della Chiesa e alla sua influenza in tutte le sfere della vita e dell’attività umana.
Perciò una catechesi appropriata e sistematica prima di ricevere questi sacramenti è di una
importanza primordiale.
Proposizione 38: INIZIAZIONE CRISTIANA E NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Il Sinodo vuole affermare che l’iniziazione cristiana è un elemento cruciale nella nuova
evangelizzazione ed è lo strumento con il quale la Chiesa, come madre, genera i suoi figli e si
rigenera. Perciò proponiamo che il processo tradizionale di iniziazione cristiana, che è spesso
diventato semplicemente una preparazione approssimativa ai sacramenti venga dappertutto
considerata in una prospettiva catecumenale, dando maggiore rilevanza ad una mistagogia
permanente, e diventando in questo modo una vera iniziazione alla vita cristiana attraverso i
sacramenti (cfr. Direttorio Generale per la Catechesi, 91).
In questa prospettiva, non è senza conseguenze che la situazione oggi per quanto riguarda i tre
sacramenti dell’iniziazione cristiana, nonostante la loro unità teologica, è pastoralmente diversa.
Queste differenze nelle comunità ecclesiali non sono di natura dottrinale, ma differenze di giudiziopastorale. Questo Sinodo tuttavia richiede che quello che il Santo Padre ha affermato nella Sacramentum caritatis, diventi uno stimolo per le diocesi e le Conferenze episcopali per rivedere le loro prassi dell’iniziazione cristiana: “Concretamente, è necessario verificare quale prassi possa in effetti aiutare meglio i fedeli a mettere al centro il sacramento dell’Eucaristia, come realtà cui tutta l’iniziazione tende” (Sacramentum caritatis, 18).
Proposizione 39: PIETA’ POPOLARE E NUOVA EVANGELIZZAZIONE
La pietà popolare è un vero luogo di incontro con Cristo ed anche esprime la fede del popolo
cristiano nella beata Vergine Maria e i santi. La nuova evangelizzazione riconosce il valore di queste esperienze di fede e le incoraggia come vie per crescere in virtù cristiana.
I pellegrinaggi verso luoghi sacri e santuari sono un aspetto importante della nuova
evangelizzazione. Non solo per i milioni di persone che continuano a fare questi pellegrinaggi, ma perché questa forma di pietà popolare è in questo momento una opportunità specialmente
promettente per la conversione e la crescita della fede. È importante quindi che un piano pastorale sia sviluppato che accoglie adeguatamente i pellegrini e che, in risposta al desiderio profondo dei pellegrini, vengano offerte le possibilità affinché il tempo del pellegrinaggio possa essere vissuto come un vero momento di grazia.
Proposizione 40: IL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Il Sinodo è grato al Santo Padre per l’istituzione del Pontificio Consiglio per la Promozione della
Nuova Evangelizzazione come uno strumento al servizio delle Chiese particolari, e chiede che
questo dicastero porti avanti le discussioni sinodali con uno studio ulteriori e attraverso lo sviluppo e la promozione della nuova evangelizzazione.
Chiede inoltre di considerare l’istituzione da parte di ogni conferenza episcopale di una
commissione, al fine di promuovere lo studio e la diffusione del magistero pontificio relativo alle tematiche che fanno parte della Nuova Evangelizzazione. In questo modo, una forte collaborazione tra le Chiese particolari può essere creata e quindi una maggiore efficacia nell’implementazione della nuova evangelizzazione. 4) Agenti/Partecipanti della nuova evangelizzazione
Proposizione 41: NUOVA EVANGELIZZAZIONE E CHIESA PARTICOLARE
La Chiesa particolare, diretta dal vescovo, aiutato da sacerdoti e diaconi, con la collaborazione di
persone consacrate e laici, è l’oggetto della nuova evangelizzazione. Lo è perché in ogni luogo la
Chiesa particolare è la manifestazione concreta della Chiesa di Cristo e, come tale, inizia, coordina e realizza le azioni pastorali attraverso le quali la nuova evangelizzazione viene implementata.
Nella Chiesa risuona la chiamata alla santità, diretta a tutti i battezzati, invitati a seguire il Cristo e a rivolgersi con amore e buona volontà verso tutti gli uomini, al fine di discernere l’azione dello
Spirito Santo in loro: “come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti
sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34- 35). Per le prime comunità cristiane, la comunione era un elemento costitutivo della vita di fede e necessaria per l’evangelizzazione: avevano un solo cuore e spirito. La Chiesa è comunione, vale a dire, la Chiesa è la famiglia di Dio.
La Chiesa permette a ciascuno dei suoi membri di essere consapevoli della loro responsabilità di
essere come il lievito nella pasta. In questo modo, “la fede che opera per mezzo della carità” (Gal
5,6) diventerà una testimonianza contagiosa per il mondo in tutte le sue dimensioni, offrendo ad
ogni persona la possibilità di incontrare Cristo e di diventare a sua volta evangelizzatore.
È auspicabile che ogni Chiesa particolare, qualunque siano le difficoltà, sviluppi il senso della
missione tra i suoi fedeli cooperando con le altre Chiese particolari.
Proposizione 42: ATTIVITA’ PASTORALE INTEGRATA
Ogni Chiesa particolare è la comunità primaria della missione della Chiesa. Deve animare e guidare una rinnovata attività pastorale in grado di integrare la varietà dei carismi, dei ministeri, degli stati di vita e delle risorse. Tutte queste realtà devono essere coordinate all’interno di un progetto missionario organico, capace di comunicare la pienezza della vita cristiana ad ognuno, specialmente a coloro che si sentono lontani dalla cura della Chiesa. Tale sforzo deve derivare dal dialogo e dalla cooperazione di tutti le componenti diocesane, tra cui: parrocchie, piccole comunità cristiane, comunità educative, comunità di vita consacrata, associazioni, movimenti e singoli fedeli. Ogni programma pastorale deve trasmettere la vera novità del Vangelo ed essere incentrato sull’incontro personale e vivente con Cristo; deve essere anche strutturato per suscitare in tutti una generosa adesione alla fede ed una volontà di accettare la chiamata ad essere dei testimoni.
Proposizione 43: DONI GERARCHICI E CARISMATICI
Lo Spirito Santo guida la Chiesa nella sua evangelizzazione missionaria “con diversi doni
gerarchici e carismatici” (Lumen gentium, 4). Infatti, le diocesi sono “una porzione del popolo di
Dio affidata alle cure pastorali del vescovo, coadiuvato dal suo presbiterio” (Christus Dominus, 11),dove le diverse realtà carismatiche riconoscono l’autorità del vescovo come parte integrante della propria azione a servizio della missione ecclesiale. Il vescovo ha la responsabilità di portare “giudizio sulla loro genuinità e sul loro uso ordinato” (Lumen gentium, 12), come una risorsa autentica per la vita e la missione della Chiesa. I doni gerarchici e carismatici, sgorgando dall’unico Spirito di Dio, non sono in concorrenza ma piuttosto co-essenziali per la vita della Chiesa e l’efficacia della sua azione missionaria (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio ai partecipanti al Congresso Mondiale dei Movimenti ecclesiali, 27 maggio 1998). La vita consacrata occupa un posto particolare nella dimensione carismatica della Chiesa (cfr. Mutuae relationes, 34, Ripartire da Cristo, 32); come tale, pienamente inseriti nella comunione ecclesiale, contribuiscono con i propri doni all’evangelizzazione missionaria. Vanno effettuati studi sia a livello diocesano che interdiocesano per valutare quanto sia i doni carismatici sia le gerarchie siano in grado di cooperare nell’azione pastorale e nella vita spirituale della Chiesa.
Dal Vaticano II, la nuova evangelizzazione ha tratto grande beneficio dal dinamismo dei nuovi
movimenti ecclesiali e delle nuove comunità. Il loro ideale di santità e di unità è stata fonte di molte vocazioni e notevoli iniziative missionarie. Il Sinodo riconosce queste nuove realtà e le incoraggia a utilizzare i loro carismi in stretta collaborazione con le diocesi e le comunità parrocchiali, i quali a loro volta potranno trarre beneficio da loro spirito missionario.
Proposizione 44: NUOVA EVANGELIZZAZIONE IN PARROCCHIA
La parrocchia, per mezzo di tutte le sue attività, deve incoraggiare i suoi membri a diventare agenti della nuova evangelizzazione, dando testimonianza sia con la propria parola che con la propria vita.
Per questo motivo, è importante ricordare che la parrocchia rimane l’ambiente abituale per la vita spirituale dei parrocchiani. Il Sinodo pertanto incoraggia le visite parrocchiali alle famiglie come un mezzo di rinnovamento della parrocchia. A volte succede che la parrocchia viene considerata solo come un luogo per eventi importanti o persino come un centro turistico. Parimenti, gli “agenti pastorali” negli ospedali, i centri giovanili, le fabbriche, le carceri, ecc. devono tener presente che la nuova evangelizzazione deve trovare casa in questi luoghi. La Chiesa deve infatti essere presente in questi luoghi, poiché Cristo ha mostrato la sua preferenza per le persone che li popolano. Per quanto è nel loro potere, tutte le Chiese sono quindi esortate ad essere aperte a questa missione,ovunque si trovino.
Proposizione 45: IL RUOLO DEI FEDELI LAICI NELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
La vocazione e la missione propria dei fedeli laici è la trasformazione delle strutture terrene,
affinché ogni comportamento ed attività umana sia informata dal Vangelo. Questo è il motivo per
cui è così importante guidare i laici cristiani verso un’intima conoscenza di Cristo, al fine di formare la loro coscienza morale attraverso la loro vita in Cristo. Il Concilio Vaticano II individua
quattro aspetti principali della missione dei battezzati: la testimonianza della loro vita, le opere di carità e di misericordia, il rinnovamento dell’ordine temporale e l’evangelizzazione diretta (cfr.Lumen gentium, Apostolicam actuositatem). In questo modo, saranno in grado dare testimonianza di una vita veramente coerente con la loro fede cristiana, come persone singole e come comunità.
I laici cooperano all’opera di evangelizzazione della Chiesa, come testimoni e allo stesso tempo
stesso come strumenti viventi della sua missione salvifica che condividono (cfr. Ad gentes, 41).
Perciò la Chiesa apprezza i doni che lo Spirito sta facendo a tutti i battezzati per la costruzione del corpo, e dovrebbe fornire un incoraggiamento adeguato e preparazione per favorire il loro zelo apostolico nella trasmissione della fede.
Proposizione 46: COLLABORAZIONE DI UOMINI E DONNE NELLA CHIESA
La Chiesa apprezza l’uguale dignità di donne e uomini nella società come creati ad immagine di Dio, e nella Chiesa in base alla loro comune vocazione come battezzati in Cristo. I pastori della Chiesa hanno riconosciuto le capacità speciali delle donne, come la loro attenzione verso gli altri e i loro doni per l’educazione e compassione, in modo molto speciale nella loro vocazione di madri. Le donne assieme agli uomini danno testimonianza del Vangelo della vita con la loro dedizione alla trasmissione della vita nella famiglia. Insieme aiutano a mantenere viva la fede. Il Sinodo riconosce che oggi, le donne (laiche e religiose) insieme con gli uomini contribuiscono alla riflessione teologica a tutti i livelli e condividono le responsabilità pastorali in modo nuovo, portando avanti la nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede.
Proposizione 47: FORMAZIONE PER GLI EVANGELIZZATORI
Questo Sinodo ritiene che sia necessario istituire dei centri di formazione per la nuova
evangelizzazione, dove i laici imparino a parlare della persona di Cristo in maniera persuasiva, adatta al nostro tempo e a gruppi specifici di persone (giovani, agnostici, anziani, eccetera).
Il cristocentrismo trinitario (cfr. Direttorio Generale per la Catechesi, 98-100) è il criterio più essenziale e fondamentale per la presentazione del messaggio del Vangelo nei tre momenti dell’evangelizzazione, sia per la proclamazione iniziale, la catechesi o la formazione continuata (cfr. DGC, 60-72). Tutto l’insegnamento e le risorse devono essere valutate in questa luce.
Proposizione 48: LA FAMIGLIA CRISTIANA
Istituita dal sacramento del matrimonio, la famiglia cristiana come Chiesa domestica è il luogo e
primo agente nel dono della vita e dell’amore, la trasmissione della fede e la formazione della
persona umana secondo i valori del Vangelo. Imitando Cristo, tutta la Chiesa deve dedicare se
stessa al sostegno delle famiglie nella catechesi dei bambini e dei giovani. In molti casi i nonni
avranno un ruolo molto importante.
Allo stesso tempo, la Nuova Evangelizzazione deve fare sforzi per affrontare i problemi significativi riguardo al matrimonio, nel caso dei divorziati e risposati, nella situazione dei loro
figli, nella sorte dei coniugi abbandonati, nelle coppie che convivono senza il matrimonio e nella
tendenza della società a ridefinire il matrimonio. La Chiesa, con cura materna e spirito evangelico, deve cercare delle risposte adeguate per queste situazioni, essendo un aspetto importante della nuova evangelizzazione.
Ogni piano pastorale di evangelizzazione deve comprendere anche un invito rispettoso a tutti coloro che vivono da soli, per sperimentare Dio nella famiglia della Chiesa.
È necessario educare le persone su come vivere la sessualità umana secondo l’antropologia
cristiana, sia prima del matrimonio che durante il matrimonio stesso.
Il Sinodo guarda con favore quelle famiglie che lasciano le loro case per essere evangelizzatori per Cristo in altri Paesi e culture.
Proposizione 49: DIMENSIONE PASTORALE DEL MINISTERO ORDINATO
I padri sinodali incoraggiano i vescovi e i sacerdoti a conoscere la vita delle persone che servono in un modo più personale. Le persone cercano dei testimoni autentici e credibili nei loro vescovi e
sacerdoti che vivono e modellano la fede e la Nuova Evangelizzazione. Il vescovo è un
evangelizzatore che guida con l’esempio e condivide con tutti i battezzati la benedizione di essere chiamato ad evangelizzare.
Formazione permanente per il clero sulla nuova evangelizzazione e metodi di evangelizzazione
nella diocesi e parrocchia sono necessari al fine di apprendere mezzi efficaci per mobilitare i laici
ad impegnarsi nella nuova evangelizzazione.
Noi invitiamo i vescovi, in primo luogo i responsabili per tutta l’opera pastorale della Chiesa, a
sviluppare un piano che animi ed accompagni in modo diretto e personale il lavoro pastorale del presbiterato, il nucleo della leadership decisiva della Nuova Evangelizzazione.
Confrontati con gli scandali riguardanti la vita e il ministero sacerdotale, che deploriamo
profondamente, proponiamo tuttavia che, grazie ed incoraggiamenti siano dati al fedele servizio di tanti sacerdoti e che orientamenti pastorali vengano dati alle Chiese particolari su un piano pastorale presbiterale che è sistematico ed organizzato e che sostiene il rinnovamento autentico della vita e del ministero dei sacerdoti, che sono i primi agenti della nuova evangelizzazione (cfr. Pastores dabo vobis, 2).
Affinché i sacerdoti siano adeguatamente preparati per il lavoro della Nuova Evangelizzazione, il
Sinodo auspica che nella loro formazione si abbia cura di formarli in una spiritualità profonda, in
una solida dottrina, nella capacità di comunicare nella catechesi e in una presa di coscienza dei
moderni fenomeni culturali.
I seminari devono avere la nuova evangelizzazione come obiettivo,in modo che diventi il filo
conduttore ed unificante nei programmi di formazione umana, spirituale, intellettuale e pastorale nell’ars celebrandi, nell’omiletica e nella celebrazione del sacramento della Riconciliazione, che sono tutti elementi molto importanti della Nuova Evangelizzazione.
Il Sinodo riconosce ed incoraggia il lavoro dei diaconi il cui ministero rende un grande servizio alla Chiesa. Programmi di formazione continuata all’interno della diocesi devono essere anche
disponibili per i diaconi.
Proposizione 50: VITA CONSACRATA
La vita consacrata, di uomini e donne, ha dato un contributo molto importante al lavoro di
evangelizzazione della Chiesa nel corso della storia.
In questo momento di nuova evangelizzazione, il Sinodo chiede a tutti i religiosi, uomini e donne, e ai membri degli istituti secolari di vivere radicalmente e con gioia la loro identità di persone
consacrate. La testimonianza di una vita che manifesta il primato di Dio e che, per mezzo della vita comune, esprime la forza umanizzante del Vangelo, è una potente proclamazione del Regno di Dio.
La vita consacrata, pienamente evangelica ed evangelizzatrice, in profonda comunione con i pastori della Chiesa e in corresponsabilità con i laici, fedeli ai rispettivi carismi, offrirà un contributo significativo alla Nuova Evangelizzazione. Il Sinodo chiede agli Ordini religiosi e alle
Congregazioni di essere totalmente disponibili per andare alle frontiere geografiche, sociali e
culturali dell’evangelizzazione. Il Sinodo invita i religiosi a recarsi ai nuovi aeropaghi della missione.
Poiché la nuova evangelizzazione è essenzialmente una questione spirituale, il Sinodo sottolinea
anche la grande importanza della vita contemplativa nella trasmissione della fede. L’antica
tradizione della vita consacrata contemplativa nelle sue precedenti forme di vita comunitaria stabile di preghiera e di lavoro continua ad essere una potente fonte di grazia nella vita e nella missione della Chiesa. Il Sinodo auspica che la nuova evangelizzazione porterà molti alt
ri fedeli ad abbracciare questa forma di vita.
Proposizione 51: GIOVANI E LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Nella Nuova Evangelizzazione, i giovani non sono solo il futuro ma anche il presente (e il dono)
nella Chiesa. Essi non sono solo destinatari ma anche a genti di evangelizzazione, in particolare con i loro coetanei. I giovani sono nella fase di ricerca della verità e del senso della vita che Gesù, che è la Verità e il loro amico, può fornire.
Attraverso esemplari adulti cristiani, i santi, in particolare i giovani santi, e attraverso ministri
giovanili impegnati, la Chiesa è visibile e credibile per i giovani.
Ovunque si trovino, a casa, a scuola o nella comunità cristiana, è necessario che gli evangelizzatori incontrino i giovani e trascorrano del tempo con loro, che propongano a loro e li accompagnino nella sequela di Gesù, li guidino per scoprire la loro vocazione nella vita e nella Chiesa. Mentre i media influenzano notevolmente il benessere fisico, emotivo, mentale e spirituale dei giovani, la Chiesa,attraverso la catechesi e la pastorale giovanile, si sforza di renderli capaci e di attrezzarli per discernere tra il bene e il male, di scegliere i valori del Vangelo piuttosto che i valori mondani, e a formare solide convinzioni di fede. Le celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù e YouCat sono strumenti speciali della Nuova Evangelizzazione.
Proposizione 52: DIALOGO ECUMENICO
La dimensione ecumenica nell’impegno per la nuova evangelizzazione vanno evidenziati. Questo
corrisponde alla preghie ra del Signore Gesù “perché tutti siano una sola cosa” (Gv 17,21). La
credibilità del nostro servizio al Vangelo sarà molto più grande se riusciamo a superare le nostre
divisioni. Pur confermando l’identità cattolica e la comunione, la nuova evangelizzazio
ne promuove la collaborazione ecumenica, il che dimostra quanto la fede data nel Battesimo ci unisce.
I Padri sinodali sono grati per il progresso nel dialogo ecumenico dal Concilio Vaticano II.
Nonostante le difficoltà del passato, questo dialogo è stato dimostrato in modo particolare in questo Sinodo con la partecipazione del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, l’arcivescovo di Canterbury, il dottor Rowan Williams, e dei delegati fraterni. I Padri sinodali esprimono il loro desiderio che la Chiesa continui il suo impegno in questo cammino di unità e di carità.
Proposizione 53: DIALOGO INTERRELIGIOSO
Il dialogo con tutti i credenti fa parte della Nuova Evangelizzazione. In particolare, la Chiesa invita
i cristiani a perseverare e ad intensificare le relazioni con i musulmani secondo l’insegnamento della Dichiarazione Nostra Aetate. Nonostante le difficoltà, questo dialogo deve continuare. Esso dipende sempre dalla formazione adeguata degli interlocutori, dal loro fondamento ecclesiale autentico come cristiani e dall’atteggiamento di rispetto per la coscienza delle persone e per la libertà religiosa di tutti.
Fedele all’insegnamento del Concilio Vaticano II, la Chiesa rispetta le altre religioni e i loro seguaci ed è felice di collaborare con loro nella difesa e promozione della dignità inviolabile di ogni persona.
Proposizione 54: DIALOGO TRA FEDE E SCIENZA
Il dialogo tra scienza e fede è un campo vitale per la nuova evangelizzazione. Da un lato, il dialogo richiede l’apertura della ragione al mistero che la trascende e la consapevolezza dei limiti
 fondamentali della conoscenza scientifica. D’altra parte, si richiede anche una fede che è aperta alla ragione e ai risultati della ricerca scientifica.
Proposizione 55: IL CORTILE DEI GENTILI
Le comunità ecclesiali aprono una sorta di Cortile dei Gentili, dove credenti e non credenti possono dialogare su temi fondamentali: i grandi valori di etica, arte e scienza, e la ricerca del trascendente.
Questo dialogo è diretto in particolare a “coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto” (Benedetto XVI, Discorso ai membri della Curia romana, 21 dicembre 2009). In un modo particolare, le istituzioni educative cattoliche potrebbero promuovere tale dialogo che non è mai separato dalla “proclamazione iniziale”.
Proposizione 56: GESTIONE RESPONSABILE DELLA CREAZIONE
La gestione responsabile del creato serve anche l’evangelizzazione in molti modi. È una
testimonianza della nostra fede nella bontà della creazione di Dio. Essa dimostr
a un senso di solidarietà con tutti coloro che dipendono per la loro vita e il sostentamento dai beni della creazione. Essa mostra solidarietà intergenerazionale con coloro che vengono dopo di noi, ed è una chiara testimonianza dell’uso responsabile ed equo dei beni della terra, la nostra casa comune.
Conclusione Proposizione 57 : LA TRASMISSIONE DELLA FEDE CRISTIANA
“Mi sarete testimoni” (Atti 1,8). Sin dal primo inizio, la Chiesa ha compreso la sua responsabilità di trasmettere la Buona Novella. Il compito della nuova evangelizzazione, seguendo in questo la tradizione apostolica, è la trasmissione della fede. Il Concilio Vaticano II ci ricorda che questo compito è un processo complesso che coinvolge la fede e la vita di ogni cristiano. Questa fede non può essere trasmessa in una vita che non è modellata secondo il Vangelo o in una vita che non troviil suo significato, verità e futuro nel Vangelo.
Per questo motivo, la nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana chiama tutti i  credenti a rinnovare la loro fede e il loro incontro personale con Gesù nella Chiesa, per
approfondire la loro comprensione della verità della fede e condividerla con gioia.
Proposizione 58: MARIA, STELLA DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
Il Concilio Vaticano II hapresentato Maria nel contesto del mistero di Cristo e della Chiesa (cfr.
Lumen gentium, 52-68). Papa Paolo VI l’ha dichiarata “Stella dell’evangelizzazione”.
Lei è perciò il modello della fede, della speranza e dell’amore. Lei è il primo aiuto che conduce
i discepoli al Maestro (cfr. Gv 2). Nel Cenacolo, è la madre dei credenti (cfr. Atti 1,14).
In quanto Madre del Redentore, Maria diventa testimone dell’amore di Dio. Lei compie liberamente la volontà di Dio. Lei è la donna forte, che insieme a Giovanni, rimane ai piedi della Croce. Lei intercede sempre per noi ed accompagna i fedeli nel loro cammino fino alla croce del Signore. Inquanto Madre e Regina è un segno di speranza per i popoli sofferenti e bisognosi. Oggi lei è il “missionario” che ci aiuterà nel le difficoltà del nostro tempo e con la sua vicinanza aprirà i cuori degli uomini e delle donne alla fede.
Noi fissiamo il nostro sguardo su Maria. Lei ci aiuterà ad annunciare il messaggio di salvezza a tutti gli uomini e donne, in modo che anche loro possano diventare agenti di evangelizzazione. Maria è la Madre della Chiesa. Attraverso la sua presenza, possa la Chiesa diventare una casa per molti e Madre di tutti i popoli.