PTSD POST TRAUMATIC STRESSS DISORDER

stato corporeo corrisponde uno stato mentale e quindi ad una contrazione cronica nel corpo, corrisponde una contrazione cronica nella mente, uno schema maladattativo di

Accettazione e consapevolezza

La ragione dell’importanza particolare attribuita ai processi di accettazione è strettamente collegata al ruolo centrale della consapevolezza. Ogni processo di rifiuto, critica o giudizio, infatti, finisce per provocare una restrizione del campo di consapevolezza. Non riusciamo a rimanere a lungo consapevoli dei nostri aspetti negativi se non attraverso il filtro dell’accettazione incondizionata, del perdono e della compassione verso di se. Il tema dell’accettazione è, quindi, inevitabilmente e strettamente connesso con quello del sostegno agli aspetti positivi di compassione, benevolenza e perdono nei confronti di se stessi e degli altri. Aspetti che sappiamo essere connessi con la pratica della meditazione. Questo comporta la rinuncia a qualsiasi aspetto direttamente trasformativo degli aspetti negativi. Una rinuncia che comporta una piccola rivoluzione terapeutica: non è la manipolazione e l’attacco diretto al sintomo quello che guida il processo di cambiamento. E’ piuttosto il riconoscere l’esistenza di un tratto che necessita di quel profondo amore e accettazione che gli è stato originariamente negato e che ha prodotto una sorta di scissione interna alla nostra personalità.

Posttraumatic stress disorder[note 1] (PTSD) is an anxiety disorder that can develop after a person is exposed to one or more traumatic events

Disturbo da stress post-traumatico [nota 1] (PTSD) è un disturbo d’ansia che può svilupparsi dopo che una persona è esposta a uno o più eventi traumatici

I sintomi includono inquietante flashback ricorrenti, elusione o paralizzante di ricordi della manifestazione, e ipervigilanza, continuano per più di un mese dopo il verificarsi di un evento traumatico. [1]

La maggior parte delle persone che hanno sperimentato un evento traumatizzante non svilupperà PTSD. [2] persone che soffrono di attacco basato sul trauma sono più probabilità di sviluppare PTSD, al contrario di persone che soffrono di non-aggressione basato sul trauma, come testimonianza traumi, incidenti e incendi eventi. [3] I bambini hanno meno probabilità di sperimentare PTSD dopo un trauma rispetto agli adulti, soprattutto se sono sotto i dieci anni di età. [2] I veterani di guerra sono generalmente a rischio di PTSD

Poiché l’eccesso di energia creato da queste sostanze nel corso di un evento traumatico carica continuamente il corpo con uno stato d’eccitazione, il corpo ripeterà costantemente una qualche forma di risposta di stress, nel tentativo di scaricare l’adrenalina e il cortisolo in eccesso e completare così la sua reazione iniziale. Dal momento che il trauma è un’esperienza fisiologicamente ed emotivamente travolgente, il nostro corpo memorizza pensieri, sentimenti e ricordi collegati con questa esperienza al fine di affrontarli successivamente. Questi ricordi possono funzionare anche come riattivazione dei sintomi fisici di risposta al trauma e allo stress.

Senza la completa scarica della reazione chimica attivata dalla risposta all’evento, il corpo rimane intrappolato in un ciclo di ripetizione compulsiva. Può diventare un infinito e inarrestabile loop neurobiologico che tiene la persona bloccata in una sorta di prigione psicofisica la cui intensità può – ovviamente – variare molto. Possiamo infatti trovarci di fronte ad una vera e propria PTSD oppure ad una tensione cronica molto più lieve. Fino a quando il segnale di passato pericolo non arriva anche dal corpo, questo continuerà a ripetere il modello bio-neurologico di protezione e di difesa. La chiave per un recupero fruttuoso dal trauma è attivare il meccanismo naturale di liberazione dell’organismo, che segnali al corpo di tornare a uno stato di riposo e di recupero.

E’ come se dovessimo dire al nostro corpo: “Adesso puoi mollare, il pericolo è passato!”

I tremori neurogeni

I tremori neurogeni sembrano essere il metodo più naturale che l’organismo utilizza per scaricare l’intensa eccitazione interiore. Questi tremori sono comuni in tutti i paesi e le culture. Sono definiti come un’esperienza somatica primordiale, che si origina nei processi naturali del sistema di memoria procedurale del cervello. Sono una parte naturale del patrimonio genetico dell’organismo umano. Questa scarica dell’organismo ha un’origine fisiologica piuttosto che psicologica. E’ ben noto e documentato che i tremori neurogeni sono una conseguenza comune del trauma.Un’intensa reazione biochimica nel corpo innesca una contrazione muscolare che viene rilasciata naturalmente con un tremore spontaneo che segue l’evento. Se a questo tremore viene permesso di raggiungere il completamento, ciò provoca un profondo rilassamento nell’individuo.

Questi tremori sono una esperienza comune per chi pratica l’analisi bioenergetica e sono i responsabili della qualità della sensazione di rilassamento che si prova alla fine di una classe d’esercizi.

Tremare dalla paura

tremori da stressNon è raro sentire frasi come: “Ero così spaventato che la mia mascella tremava”, “Le mie mani si agitavano così tanto che non riuscivo a calmarmi”, “Mi tremavano le gambe”, “Ero così arrabbiato che tremavo”. L’esperienza di tremore somatico non è solo comune nella nostra cultura, ma anche in molte specie di mammiferi. I tremori neurogeni, riportati anche tra i sintomi nel PTSD, sono anche riconosciuti come caratteristiche diagnostiche degli attacchi di panico (300,21), delle fobie sociali (300,23), e dei disturbi d’ansia (300,02) nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-R, 2000). L’insorgenza di questi tremori spesso può essere attribuita ad un evento traumatico.

Tremare per sciogliere: i tremori nella classe

In analisi bioenergetica il lavoro muscolare che si pratica nella classe ha lo scopo di suscitare questi tremori e fascicolazioni, per riportare il corpo in una condizione di scarica.

I tremori neurogeni negli esseri umani, più o meno come i tremori istintuali degli animali, possono essere considerati la risposta naturale di un sistema nervoso scioccato o perturbato per tentare di ripristinare l’omeostasi neuro-fisiologica del corpo. Secondo i ricercatori, questo meccanismo di riparazione consente all’organismo di ‘scongelarsi’ o di liberarsi dalla risposta di paura, sia negli esseri umani che nelle specie animali.

In breve, i tremori permettono l’estinzione di una risposta senso motoria condizionata nell’uomo, come nelle altre specie di mammiferi (Scaer, 2005). Il corpo permette così di completare il processo di scarica del movimento intrinseco del modello di fuga/difesa che era stato abortito.

L’autoregolazione

Questi tremori sono generati dal sistema nervoso centrale (SNC) e hanno una saggezza innata che li dirige e che ristabilisce e/o promuove il fisiologico processo di autoregolazione psicofisica perché seguono il pattern di tensione che si crea durante una situazione stressante. Annullano letteralmente il pattern di tensione responsabile del loop neurobiologico retroattivo che tiene bloccato l’individuo in una sorta di prigione psicofisica.

Le vibrazioni, il grounding e la colonna vertebrale

Quando si lavora con i meccanismi biologici, come i tremori neurogeni, è importante sapere che devono essere evocati dal centro di gravità del corpo che si trova nella zona sacrale, alla base della colonna vertebrale. Questo è importante perché l’organismo utilizzerà naturalmente i riflessi del midollo spinale per viaggiare dalla base della colonna vertebrale al collo e alla mandibola per un pieno rilascio anatomico. Ecco perché il lavoro sulla muscolatura della schiena è così importante nella classe.

Ma c’è un altro punto di gravità fondamentale da considerare: quello connesso al nostro radicamento a terra, ossia alla nostra capacità di grounding. La posizione delle nostre gambe e la discesa del peso a terra è influenzata dalla tensione del muscolo ileopsoas, che è uno dei muscoli che entrano in contrazione nelle situazioni di stress e pericolo.

Questo muscolo – l’ileopsoas – è uno speciale insieme di muscoli che può essere considerato il  muscolo di lotta e fuga della specie umana; collega la parte superiore con quella inferiore del corpo. Nel corso di un evento traumatico lo psoas si contrae per proteggere la parte inferiore del corpo. Ci aiuta a chiuderci velocemente a riccio, in una palla di protezione. Questi muscoli del ventre che collegano la colonna vertebrale con le gambe e col bacino e restano contratti finché il pericolo è finito. Quando viene cronicamente utilizzato come sostegno strutturale, il muscolo comincia ad accorciarsi e perde flessibilità e forza. Per riprendersi dalle contrazioni causate da esperienze traumatiche questi muscoli profondi devono scuotere via le tensioni e rilassarsi. Ecco la ragione dell’importanza fondamentale del grounding nel senso di sicurezza e nella percezione rassicurante della realtà. Se abbiamo un buon radicamento vuol dire che questo muscolo, profondo e difficilmente raggiungibile con il massaggio, si è sciolto e che possiamo aprirci con fiducia alla vita che abbiamo di fronte e alle sue sfide. Openness2

La frequenza delle classi

E’ importante che ogni paziente trovi il proprio ritmo e il proprio tempo per gli esercizi che può fermare ogni volta che lo ritiene necessario. I pazienti che eseguono questi esercizi regolarmente riferiscono una progressiva esperienza di rilascio profondo delle tensioni  croniche nei loro corpi. E’ semplicemente permettere al corpo di continuare a curare se stesso. Dissolvere la tensione cronica è un processo naturale. I tremori rappresentano il meccanismo che scioglie questa tensione. Il corpo ha una propria saggezza per sciogliere la tensione. E’ come un’ameba viva. Si sforza costantemente di vivere la vita nella sua pienezza. Ciò ne garantisce la sopravvivenza e l’evoluzione, così come il piacere e la gioia.

La risposta al trauma e allo stress: il corpo e le vibrazioni

La risposta al trauma e allo stress: il corpo e le vibrazioni.

Una prospettiva di integrazione corpo mente

stress2Un cambiamento di prospettiva nell’integrazione mente – corpo, al di fuori della clinica bioenergetica, si deve principalmente agli studi sul trauma e sui meccanismi di regolazione dello stress. Queste due tipologie di disturbi, per la loro forte espressione psico-fisica, hanno spinto i clinici ad investigare di più i meccanismi dell’interazione corpo-mente.

Il trauma – inteso come evento traumatico singolo o come trauma continuativo per chi vive una condizione di stress cronico – provoca nel corpo un’estrema eccitazione, dovuta al grande apporto di sostanze chimiche nel flusso sanguigno, prodotte al fine di suscitare una efficace reazione di protezione. Queste sostanze producono l’attivazione di diversi distretti muscolari specifici che si estendono dalle gambe alla mandibola.

La risposta corporea al trauma

E’ una attivazione su base fisiologica ed è connessa all’attivazione adrenalinica prodotta in risposta all’evento traumatico e corrisponde alle modalità di risposta di attacco/fuga ed evitamento. Una attivazione che avviene sia di fronte ad una minaccia reale che di fronte ad una minaccia temuta dal ripetersi di condizioni simili all’evento traumatico iniziale.

Se la risposta è adeguata i muscoli scaricano completamente la reazione biochimica, e la persona torna a uno stato normale di riposo e di recupero. Tuttavia, se la scarica viene interrotta possono aver luogo i comportamenti tipici del disordine da stress post traumatico (PTSD). In analisi bioenergetica consideriamo questo disturbo strettamente connesso a questa residua eccitazione biochimica non scaricata, generata al momento dell’evento traumatico.

La ripetizione fisica dello stress

stress e tremoriPoiché l’eccesso di energia creato da queste sostanze nel corso di un evento traumatico carica continuamente il corpo con uno stato d’eccitazione, il corpo ripeterà costantemente una qualche forma di risposta di stress, nel tentativo di scaricare l’adrenalina e il cortisolo in eccesso e completare così la sua reazione iniziale. Dal momento che il trauma è un’esperienza fisiologicamente ed emotivamente travolgente, il nostro corpo memorizza pensieri, sentimenti e ricordi collegati con questa esperienza al fine di affrontarli successivamente. Questi ricordi possono funzionare anche come riattivazione dei sintomi fisici di risposta al trauma e allo stress.

Senza la completa scarica della reazione chimica attivata dalla risposta all’evento, il corpo rimane intrappolato in un ciclo di ripetizione compulsiva. Può diventare un infinito e inarrestabile loop neurobiologico che tiene la persona bloccata in una sorta di prigione psicofisica la cui intensità può – ovviamente – variare molto. Possiamo infatti trovarci di fronte ad una vera e propria PTSD oppure ad una tensione cronica molto più lieve. Fino a quando il segnale di passato pericolo non arriva anche dal corpo, questo continuerà a ripetere il modello bio-neurologico di protezione e di difesa. La chiave per un recupero fruttuoso dal trauma è attivare il meccanismo naturale di liberazione dell’organismo, che segnali al corpo di tornare a uno stato di riposo e di recupero.

E’ come se dovessimo dire al nostro corpo: “Adesso puoi mollare, il pericolo è passato!”

I tremori neurogeni

I tremori neurogeni sembrano essere il metodo più naturale che l’organismo utilizza per scaricare l’intensa eccitazione interiore. Questi tremori sono comuni in tutti i paesi e le culture. Sono definiti come un’esperienza somatica primordiale, che si origina nei processi naturali del sistema di memoria procedurale del cervello. Sono una parte naturale del patrimonio genetico dell’organismo umano. Questa scarica dell’organismo ha un’origine fisiologica piuttosto che psicologica. E’ ben noto e documentato che i tremori neurogeni sono una conseguenza comune del trauma.Un’intensa reazione biochimica nel corpo innesca una contrazione muscolare che viene rilasciata naturalmente con un tremore spontaneo che segue l’evento. Se a questo tremore viene permesso di raggiungere il completamento, ciò provoca un profondo rilassamento nell’individuo.

Questi tremori sono una esperienza comune per chi pratica l’analisi bioenergetica e sono i responsabili della qualità della sensazione di rilassamento che si prova alla fine di una classe d’esercizi.

Tremare dalla paura

tremori da stressNon è raro sentire frasi come: “Ero così spaventato che la mia mascella tremava”, “Le mie mani si agitavano così tanto che non riuscivo a calmarmi”, “Mi tremavano le gambe”, “Ero così arrabbiato che tremavo”. L’esperienza di tremore somatico non è solo comune nella nostra cultura, ma anche in molte specie di mammiferi. I tremori neurogeni, riportati anche tra i sintomi nel PTSD, sono anche riconosciuti come caratteristiche diagnostiche degli attacchi di panico (300,21), delle fobie sociali (300,23), e dei disturbi d’ansia (300,02) nel Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-IV-R, 2000). L’insorgenza di questi tremori spesso può essere attribuita ad un evento traumatico.

Tremare per sciogliere: i tremori nella classe

In analisi bioenergetica il lavoro muscolare che si pratica nella classe ha lo scopo di suscitare questi tremori e fascicolazioni, per riportare il corpo in una condizione di scarica.

I tremori neurogeni negli esseri umani, più o meno come i tremori istintuali degli animali, possono essere considerati la risposta naturale di un sistema nervoso scioccato o perturbato per tentare di ripristinare l’omeostasi neuro-fisiologica del corpo. Secondo i ricercatori, questo meccanismo di riparazione consente all’organismo di ‘scongelarsi’ o di liberarsi dalla risposta di paura, sia negli esseri umani che nelle specie animali.

In breve, i tremori permettono l’estinzione di una risposta senso motoria condizionata nell’uomo, come nelle altre specie di mammiferi (Scaer, 2005). Il corpo permette così di completare il processo di scarica del movimento intrinseco del modello di fuga/difesa che era stato abortito.

L’autoregolazione

Questi tremori sono generati dal sistema nervoso centrale (SNC) e hanno una saggezza innata che li dirige e che ristabilisce e/o promuove il fisiologico processo di autoregolazione psicofisica perché seguono il pattern di tensione che si crea durante una situazione stressante. Annullano letteralmente il pattern di tensione responsabile del loop neurobiologico retroattivo che tiene bloccato l’individuo in una sorta di prigione psicofisica.

Le vibrazioni, il grounding e la colonna vertebrale

Quando si lavora con i meccanismi biologici, come i tremori neurogeni, è importante sapere che devono essere evocati dal centro di gravità del corpo che si trova nella zona sacrale, alla base della colonna vertebrale. Questo è importante perché l’organismo utilizzerà naturalmente i riflessi del midollo spinale per viaggiare dalla base della colonna vertebrale al collo e alla mandibola per un pieno rilascio anatomico. Ecco perché il lavoro sulla muscolatura della schiena è così importante nella classe.

Ma c’è un altro punto di gravità fondamentale da considerare: quello connesso al nostro radicamento a terra, ossia alla nostra capacità di grounding. La posizione delle nostre gambe e la discesa del peso a terra è influenzata dalla tensione del muscolo ileopsoas, che è uno dei muscoli che entrano in contrazione nelle situazioni di stress e pericolo.

Questo muscolo – l’ileopsoas – è uno speciale insieme di muscoli che può essere considerato il  muscolo di lotta e fuga della specie umana; collega la parte superiore con quella inferiore del corpo. Nel corso di un evento traumatico lo psoas si contrae per proteggere la parte inferiore del corpo. Ci aiuta a chiuderci velocemente a riccio, in una palla di protezione. Questi muscoli del ventre che collegano la colonna vertebrale con le gambe e col bacino e restano contratti finché il pericolo è finito. Quando viene cronicamente utilizzato come sostegno strutturale, il muscolo comincia ad accorciarsi e perde flessibilità e forza. Per riprendersi dalle contrazioni causate da esperienze traumatiche questi muscoli profondi devono scuotere via le tensioni e rilassarsi. Ecco la ragione dell’importanza fondamentale del grounding nel senso di sicurezza e nella percezione rassicurante della realtà. Se abbiamo un buon radicamento vuol dire che questo muscolo, profondo e difficilmente raggiungibile con il massaggio, si è sciolto e che possiamo aprirci con fiducia alla vita che abbiamo di fronte e alle sue sfide. Openness2

La frequenza delle classi

E’ importante che ogni paziente trovi il proprio ritmo e il proprio tempo per gli esercizi che può fermare ogni volta che lo ritiene necessario. I pazienti che eseguono questi esercizi regolarmente riferiscono una progressiva esperienza di rilascio profondo delle tensioni  croniche nei loro corpi. E’ semplicemente permettere al corpo di continuare a curare se stesso. Dissolvere la tensione cronica è un processo naturale. I tremori rappresentano il meccanismo che scioglie questa tensione. Il corpo ha una propria saggezza per sciogliere la tensione. E’ come un’ameba viva. Si sforza costantemente di vivere la vita nella sua pienezza. Ciò ne garantisce la sopravvivenza e l’evoluzione, così come il piacere e la gioia.