LA MISSIONE NELLA FAMIGLIA –

LA MISSIONE INIZIA NELLA NOSTRA FAMIGLIA. ALIMENTARE LA FAMIGLIA CON L’ATTENZIONE

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PAPA FRANCESCO

LA COSCIENZA

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SINODO DEI VESCOVI AIUTARE LE FAMIGLIE

Il grande fiume della misericordia» 106. (45) Nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia e riconoscendo che separazione e divorzio sono sempre una ferita che provoca profonde sofferenze ai coniugi che li vivono e ai figli, i Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più “subite” con sofferenza che scelte in piena libertà. Si tratta di situazioni diverse per fattori sia personali che culturali e socio-economici. Occorre uno sguardo differenziato come San Giovanni Paolo II suggeriva (cf. FC, 84). 107. Prendersi cura delle famiglie ferite e far sperimentare loro l’infinita misericordia di Dio è da tutti considerato un principio fondamentale. È però differenziato l’atteggiamento nei confronti delle persone coinvolte. Da un lato, c’è chi ritiene necessario incoraggiare quanti vivono unioni non matrimoniali ad intraprendere la strada del ritorno. Dall’altro lato, c’è chi sorregge tali persone invitandole a guardare avanti, ad uscire dalla prigione della rabbia, della delusione, del dolore e della solitudine per rimettersi in cammino. Certamente, affermano altri, quest’arte dell’accompagnamento richiede un discernimento prudente e misericordioso, nonché la capacità di cogliere nel concreto la diversità delle singole situazioni. 108. Non si dimentichi che l’esperienza del fallimento matrimoniale è sempre una sconfitta, per tutti. Perciò, dopo la presa di coscienza delle proprie responsabilità, ognuno ha bisogno di ritrovare fiducia e speranza. Tutti hanno necessità di dare e ricevere misericordia. Va comunque promossa la giustizia nei confronti di tutte le parti coinvolte nel fallimento matrimoniale (coniugi e figli). La Chiesa ha il dovere di chiedere ai coniugi separati e divorziati di trattarsi con rispetto e misericordia, soprattutto per il bene dei figli, ai quali non procurare ulteriore sofferenza. Alcuni richiedono che anche la Chiesa dimostri un analogo atteggiamento nei confronti di coloro che hanno infranto l’unione. «Dal cuore della Trinità, dall’intimo più profondo del mistero di Dio, sgorga e scorre senza sosta il grande fiume della misericordia. Questa fonte non potrà mai esaurirsi, per quanti siano quelli che vi si accostano. Ogni volta che ognuno ne avrà bisogno, potrà accedere ad essa, perché la misericordia di Dio è senza fine» (MV, 25). L’arte dell’accompagnamento 109. (46) Ogni famiglia va innanzitutto ascoltata con rispetto e amore facendosi compagni di cammino come il Cristo con i discepoli sulla strada di Emmaus. Valgono in maniera particolare per queste situazioni le parole di Papa Francesco: «La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento”, perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare nella vita cristiana» (EG, 169). 110. Molti hanno apprezzato il riferimento dei Padri sinodali all’immagine di Gesù che si accompagna ai discepoli di Emmaus. Stare vicino alla famiglia come compagna di cammino significa, per la Chiesa, assumere un atteggiamento sapiente e differenziato. A volte, occorre rimanere accanto ed ascoltare in silenzio; altre, porsi davanti per indicare la via su cui procedere; altre ancora, stare dietro per sostenere ed incoraggiare. La Chiesa fa proprie, in un’affettuosa condivisione, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce di ogni famiglia. 111. Si rileva che in quest’ambito della pastorale familiare il sostegno maggiore è offerto dai movimenti e dalle associazioni ecclesiali, in cui la dimensione comunitaria è maggiormente sottolineata e vissuta. Al tempo stesso, è importante anche preparare specificatamente i sacerdoti a questo ministero della consolazione e della cura. Da più parti giunge l’invito ad istituire centri specializzati dove sacerdoti e/o religiosi imparino a prendersi cura delle famiglie, in particolare di quelle ferite, e si impegnino ad accompagnare il loro cammino nella comunità cristiana, la quale non sempre è preparata a sostenere questo compito in modo adeguato. I separati e i divorziati fedeli al vincolo 112. (47) Un particolare discernimento è indispensabile per accompagnare pastoralmente i separati, i divorziati, gli abbandonati. Va accolta e valorizzata soprattutto la sofferenza di coloro che hanno subito ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza. Il perdono per l’ingiustizia subita non è facile, ma è un cammino che la grazia rende possibile. Di qui la necessità di una pastorale della riconciliazione e della mediazione attraverso anche centri di ascolto specializzati da stabilire nelle diocesi. Parimenti va sempre sottolineato che è indispensabile farsi carico in maniera